Un’eventuale approvazione dell’iniziativa significherebbe la fine delle nostre radioTV, sia pubbliche che private; la nostra informazione verrebbe dunque consegnata a emittenti straniere, le quali controllerebbero il mercato mediatico a loro piacimento, soffocando la voce nazionale. Sarebbe un attacco diretto alla nostra democrazia, alla nostra identità e alla coesione nazionale.

Perché? Ebbene, perché, come affermava il filosofo francese Alexis de Tocqueville, “La democrazia è il potere di un popolo informato”. Anche in Svizzera, il binomio informazione-democrazia vanta una lunga storia, nata nel 1922 con la prima emittente pubblica situata in patria, cui ha fatto seguito la fondazione della Società svizzera di radiodiffusione SSR (nel 1931) e la creazione di altre emittenti radio elvetiche. Grazie all’identità patriottica e ai valori nazionali trasmessi dalle nostre radio, il popolo svizzero ha cominciato a sentirsi sempre più svizzero, impulso poi ampiamente rafforzato, dagli anni ’50 del secolo scorso in poi, dall’avvento delle prime emittenti TV nazionali.

La TV ha contribuito a tradurre in immagini quel sentimento di appartenenza ad un popolo democratico e coeso sino ad allora sentito per radio o letto sui giornali. La TV apre il territorio svizzero… agli svizzeri, che possono così conoscere più approfonditamente la propria terra, contando su una presenza informativa capillare. Oggi il servizio pubblico di informazione, così come le nostre radioTV private sono presenti anche sui Social Media, ma nonostante le nuove tecnologie cambino gli strumenti di comunicazione, la sostanza resta la stessa: un’informazione svizzera e indipendente che garantisce il buon funzionamento del nostro Paese e della nostra economia.

Tutti i grandi paesi democratici hanno un servizio d’informazione pubblico, dall’Inghilterra all’Italia, dalla Germania alla Francia, dal Giappone all’Australia. Cosa sarebbe la Svizzera senza le proprie radioTV? Vogliamo consegnare la nostra informazione in mano a emittenti straniere? Il 4 marzo vota NO alla disastrosa iniziativa “No Billag”.